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Per diventare allenatore di calcio non basta la teoria, serve la pratica: l’esperienza di Sergio Pellegrino – parte 5

Gli ultimi esami, i mondiali 2014 e una domanda “vuoi diventare allenatore di calcio?”. Così inizia il percorso di Sergio Pellegrino. Dubbi, sogni e i primi passi in un settore nuovo sono raccontati in una serie a puntate, per aiutare chi, oggi, cerca di capire come diventare allenatore di calcio in Italia o all’estero.

Qui trovi i capitoli precedenti:

Dove eravamo rimasti? Ah sì! Completati gli esami e finito il mondiale del 2014, non restava che capire come diventare allenatore di calcio professionista ed organizzare una bella vacanza. Per andare sul sicuro insieme ai miei più cari amici partimmo per Barcellona. Non è questo il contesto adatto per raccontare i dettagli di quella gita, ma è si tratta di uno di quei viaggi impossibili da dimenticare, per tanti motivi. Quell’anno non potevo immaginare che da lì a poco sarebbe diventata la città in cui avrei iniziato ufficialmente il mio percorso per diventare allenatore di calcio.

Non si smette mai di imparare

Terminata l’estate, sono rientrato a Parma per l’ultimo esame. Non ricordo il nome della materia, era qualcosa sulla gestione aziendale, ma ricordo il prof. Zuppiroli.

L’esame era orale, argomento a piacere e fine, una formalità insomma. 

Studiare è sempre stato alquanto complicato per me, più nella volontà che nella comprensione. La sessione di settembre era la più pesante, dover riprendere i ritmi di studio ad agosto…una follia! L’unico modo per superare quell’esame era scegliere l’argomento più semplice e studiarlo a memoria. Tra le principali distrazioni di quei giorni c’era ancora la domanda di Greatti “Non è che vuoi sapere come diventare allenatore di calcio?”

Andai all’esame sereno convinto di essere preparato. Ascoltando i colleghi, notai che la media voti era 28,29 e 30.

Mi siedo, spiego l’argomento a piacere ed inizio a parlare. Il Prof. Zuppiroli mi guarda fisso negli occhi e mi fa una domanda, mi arrampico sugli specchi…ma niente.

Dopo 10 minuti, finisce l’esame.

Prima del voto Zuppiroli mi dice: “Sig. Pellegrino, già ci sono i politici che fanno i comizi e dicono le cose preparate senza un minimo di intelligenza. Non faccia il politico, lei è molto di più. Per questo le do 23, come insegnamento. È libero di rifiutare.”

La mia risposta? “Prof. grazie dell’insegnamento ma mi dica dove devo firmare perché a novembre vorrei laurearmi.”

Firmai. Contentissimo ovviamente. Il mio piano aveva quasi funzionato. 

diventare allenatore di calcio

Come diventare allenatore di calcio: l’insegnamento del prof. Zuppiroli

Il commento del prof. Zuppiroli mi colpì molto. Aveva voluto insegnarmi qualcosa che andasse al di là della sua materia.

A quel suo consiglio ho ripensato a mente fredda negli anni successivi, quando ho assunto il ruolo di allenatore di calcio. Premetto che non capisco molto di politica e sui comizi credo poco. Ma nel processo di apprendimento su come diventare allenatore di calcio bisogna sapere che a volte è necessario accettare compromessi, gestire situazioni particolari ma soprattutto saper parlare. Riconosco di avere una dote tendenzialmente persuasiva il che risulta essere un vantaggio nel contesto lavorativo.

È giusto prepararsi i discorsi? Oppure è meglio improvvisare? Per me la risposta sta nel mezzo.

Il prof. Zuppiroli voleva dirmi: “Ok hai studiato, ma fammi vedere che hai capito di cosa parli”.

Ecco la chiave per diventare allenatore di calcio: bisogna saper trasmettere i concetti non solo a livello teorico, ma pratico, ai calciatori. Che si tratti di giovani o professionisti bisogna arrivare al dunque! I giocatori non sono interessati a quanta teoria tu sappia, vogliono capire cosa devono fare in campo.

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Diventare allenatore di calcio: una prima lezione per Sergio Pellegrino – parte 4

Sergio Pellegrino racconta come ha deciso di diventare allenatore di calcio, partendo dall’inizio, da quando studiava Marketing all’Università di Parma e la passione per l’allenamento e gli aspetti tecnici del calcio hanno iniziato a trasformarsi in qualcosa di più.

Qui trovi i capitoli precedenti:

Un sogno che nasce tra un mondiale e gli esami all’università

14 giugno del 2014, la prima partita dell’Italia ai mondiali in Brasile contro l’Inghilterra tiene tutti incollati al televisore. Ci siamo anche io e i miei amici, tra cui Antonino (che in seguito diventerà il mio vice), l’atmosfera è carica di tensione, la partita è una di quelle decisive.

Difficile dimenticare quel 2-1 e il goal di Marchisio su schema da calcio d’angolo!

Per mia fortuna, il match si è tenuto di notte, per cui ho avuto l’intera giornata per studiare, a differenza delle partite con Costa Rica e Uruguay giocate nel nostro pomeriggio.

Come ben sapete, uscimmo clamorosamente ai gironi perdendo entrambe le partite.

Quella è stata una grande delusione, non tanto per l’eliminazione in sé ma per la prestazione. Ricordo che scrissi un lunghissimo post su Facebook dove evidenziavo una serie di problematiche inerenti al sistema ma anche all’aspetto del gioco o dell’allenatore e, anche in quel caso, quella domanda di Paolo Greatti mi risuonò in testa “Sei interessato a diventare allenatore di calcio?”.

In quel lungo post riportai pensieri, delusioni, considerazioni, cercando di essere dettagliato e chiaro per i lettori. Risultato? 3 like e nessun commento.

Per vedere il bicchiere mezzo pieno: non avevo più distrazioni e potevo dedicarmi all’esame di diritto commerciale. Primi di luglio, gara secca: Io vs Prof. Magnani. Nessun ritorno, dentro o fuori. Dal 18 in su sarebbe stata in discesa per laurearmi a novembre, sotto al 18 rischio molto elevato di non laurearmi per tempo. L’esame col prof. durava mediamente 15-20 minuti, 25 a stare larghi. Il mio durò 53 minuti. Lo so perché un collega mi cronometrò.

Ricordo perfettamente la conversazione con il Professore:

Prof. Magnani: “Guardi Sergio, io vedo che le cose le sa, ma questo esame non mi è piaciuto, può prendere molto di più. Io più di 20 non posso darle”

Io: “Guardi Prof, la ringrazio per la fiducia ma se lei mi mette 20 e poi firmo a me mancherebbero due materie il che significherebbe laurearmi a Novembre”.

Prof. Magnani: “Allora in bocca al lupo per novembre, metta una firma qui accanto”.

Una delle firme più soddisfacenti che ho fatto in tutta la mia vita.

Diventare allenatore di calcio: la prima lezione

Senza più il pensiero degli esami, ho potuto dedicarmi seriamente al Mondiale, non solo per passione ma anche con occhio tecnico.

L’idea di diventare allenatore di calcio mi affascinava, non solo nella sua funzione prettamente tattica o tecnica di squadra, ma soprattutto per la parte gestionale.

Intanto, Brasile-Germania 1-7  fece la storia del calcio.

L’aspetto che mi colpì maggiormente in quella partità è stato come i tedeschi continuavano ad attaccare il rivale nonostante fossero già avanti di tre o quattro goal di scarto. Volevano annientarli. Ci furono alcune polemiche in merito, in cui si contestava all’allenatore Low la necessità di dover infliggere ancora sui rivali.

Lui rispose che la maggior forma di rispetto verso il rivale è continuare a giocare nel pieno delle proprie possibilità. Se loro avessero abbassato i ritmi e l’intensità di gioco, non avrebbero mostrato rispetto nei confronti del proprio avversario.

Ammirai la risposta del tecnico tedesco, ma anche di tanti altri che la pensavano esattamente come lui.

Quella fu una delle prime “lezioni” che avrebbero definito la mia filosofia come allenatore di calcio.

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Come diventare allenatore di calcio: il piano di Sergio Pellegrino – parte 3

Iscritto all’università di Parma, alla facoltà di Economia e Marketing, mai avrei pensato che un workshop e una chiacchierata casuale potessero cambiarmi la vita. Invece è stato così. Da quel giorno la domanda “Come diventare allenatore di calcio?” mi ha accompagnato lungo tutto il mio percorso e ancora oggi cerco di rispondere in modo chiaro ed esaustivo, per aiutare chi, come me, ha questo obiettivo.

Raccontando il mio percorso, spero di chiarire dubbi o ispirare i tanti aspiranti allenatori di calcio che, purtroppo, spesso non trovano facilmente dei punti di riferimento nel settore.

Se hai perso i capitoli 1 e 2, li trovi qui:

La fine degli esami e la Nazionale del 2014

Il 2014 è un anno difficile da dimenticare. Mi ero prefissato come obiettivo quello di laurearmi entro la fine dello stesso per non andare fuori corso. La mia situazione con gli esami era borderline, ma se avessi rispettato la tabella di marcia, avrei potuto farcela. Onestamente, in quel periodo non dedicai molto tempo a capire come diventare allenatore di calcio perché ci tenevo a completare in tempo quel percorso di laurea iniziato tre anni prima.

Per laurearmi doveva dare cinque esami: Marketing Operativo, Diritto Commerciale, Marketing Integrato, Marketing Internazionale e una materia a scelta di cui nemmeno ricordo il nome. Il piano era quanto segue: per fine maggio dovevo assolutamente superare i due esami di Marketing sui tre rimanenti in modo da avere il tempo per l’ultimo appello dei primi di luglio.

Se avessi superato indenne questa sessione, mi sarei trovato a settembre con due esami rimanenti, sapendo che bastava superarne uno per accedere all’appello straordinario di ottobre, messo a disposizione per laureandi di novembre.

Una volta conclusa l’università, avrei potuto dedicarmi al percorso di allenatore.

Un piano apparentemente perfetto che, però, presentava alcune criticità.

In particolare, una serie di distrazioni difficili da evitare per la persona che ero all’epoca:

  • Partite di Serie A
  • Partite di Champions League 
  • Feste
  • Sessioni di laurea del mese di marzo dei miei amici

E soprattutto, il mondiale in Brasile,  che capitava proprio durante la sessione estiva ed era determinante per le sorti del mio progetto di laurea!

Fino a marzo non studiai nulla, ma avevo molta fiducia nelle mie capacità. D’altronde non ero interessato al voto, ma solo a superare l’esame.

Erano belli quegli anni. Non c’erano particolari pensieri, se non appunto quelli di studiare e prendere almeno un 18.

Come diventare allenatore di calcio: una domanda in stand by

Nella settimana delle sessioni di laurea, specialmente quelle di economia, Parma si fermava. tra laureati travestiti in modi buffi, gli amici che cantano per strada, le cene e i festeggiamenti, è impossibile studiare!

Ma finita la sessione di marzo, non avevo più scuse: dovevo preparare gli esami. Sapevo quanto l’Italia ai mondiali sarebbe stata una distrazione, anche perché avrebbe riportato a galla la famosa domanda “Come diventare allenatore di calcio?”, per questo per me era fondamentale superare i due esami di marketing di fine maggio prima dell’inizio della manifestazione.

Arrivato a fine maggio, tra Redbull e i metodi più svariati per aumentare la produttività, ero pronto a sostenere gli esami di marketing integrato e marketing internazionale. Per fortuna, li superai entrambi! Era inizio giugno, avevo un mese di tempo per preparare l’esame di Diritto Commerciale, ma nel frattempo cominciò il Mondiale in Brasile. Avevo oltre 400 pagine da studiare, un assistente da evitare assolutamente in sede di esame e quella malinconia da fine della scuola addosso…non c’era tempo per altro, per le domande, ma ignorare la Nazionale, quello no, non potevo farlo!

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Ho deciso di diventare allenatore di calcio: il percorso di Sergio Pellegrino parte 2

come diventare allenatore di calcio

All’inizio del mio percorso di studi all’università di Parma non avevo ben chiaro come diventare allenatore di calcio e, in realtà, non sapevo neanche che questa fosse la strada che volevo intraprendere. Tuttavia, un workshop, un incontro fortuito e una domanda mi hanno cambiato la vita.

Ho deciso di raccontare il mio percorso perché all’epoca leggere la storia di qualcuno che aveva avuto i miei stessi sogni e dubbi mi avrebbe aiutato. Spero sia così anche per te.

Come diventare allenatore di calcio: una domanda che ha cambiato tutto

Clicca qui per leggere la parte 1.

Ricordo ancora quel viaggio di ritorno da Reggio-Emilia, dove avevo partecipato ad un workshop da osservatore di squadre avversarie, organizzato dall’Avvocato Jean-Christophe Cataliotti, era il dicembre del 2013. Rientravo col valigione a casa, treno regionale per Milano Centrale e da lì, direzione Monza, a casa dei miei. Posto vicino al finestrino, un classico per pensare.

“Ma sei sicuro che non vuoi sapere come diventare allenatore di calcio?” Mi tornava in mente questa domanda di Greatti. A 22 anni non pensi molto a cosa vuoi fare da grande, ci sono altre priorità, ma quella domanda effettivamente mi fece riflettere. Forse per la prima volta mi chiesi cosa volessi fare da grande ed iniziai a pensare come diventare allenatore di calcio professionista.

Ero davvero entusiasta di quel workshop perché mi sentivo totalmente realizzato, pensavo a tutti quegli aspetti di tattica o a come migliorare la resa di una squadra che avevamo affrontato a lezione. Avevo appreso qualcosa che riusciva a darmi una spiegazione chiara del gioco, una chiave di lettura più dettagliata e professionale.

Pressing a differenti altezze, uscita della palla, marcatura a uomo, come organizzare il corner a favore ed a sfavore, etc. tutti concetti che trovavo affascinanti e che mi facevano venire una grande voglia di approfondire.

Ora so cosa voglio fare da grande

Iniziai a chiedermi seriamente “Come diventare allenatore di calcio?” e nel farlo ripensavo alla

conversazione con l’avv. Cataliotti:

  • “Se vuoi fare l’agente devi dare l’esame FIFA, se vuoi fare l’osservatore, a breve la FIGC attiverà dei corsi, se invece vuoi diventare allenatore di calcio devi avere le licenze UEFA
  • “Quindi ho bisogno delle licenze UEFA. Dove le posso ottenere?”
  • “Chiama il settore tecnico della FIGC e ti diranno cosa devi fare per iscriverti ai corsi”.

Durante il viaggio in treno, feci un confronto tra i miei pensieri “pre” workshop e “post” workshop.

Nel mio percorso formativo c’è un pre e un post quel giorno. Tornato a casa sapevo cosa volevo fare da grande. Ne parlai anche con i miei amici, quella sera stessa.

Gli allenatori di calcio più in voga dell’epoca erano Conte, Guardiola, Mourinho e Klopp. Mi chiedevo quanti fattori dovessero analizzare e soprattutto, quante persone lavoravano per loro affinché potessero raggiungere i risultati sportivi che stavano ottenendo con le loro squadre.

A farmi riflettere fu, in modo particolare, la quantità di aspetti da tenere in considerazione nell’analisi della partita. Istintivamente pensai: “Ecco, tipico di noi italiani, TATTICA SU TATTICA SU TATTICA”. Che per carità, condivido e ritengo un aspetto fondamentale nel gioco del calcio, ma far girare tutto intorno a questo, forse, è troppo. “Ma quante cose pensa un allenatore di calcio?” Tante pensai, ma la cosa non mi turbava e, come direbbe qualcuno, da buon “Pesci” è abbastanza normale!

Fu una giornata che non dimenticherò perché da quel momento in maniera inconscia, cominciarono a cambiare le mie percezioni sul percorso personale e professionale che avrei voluto intraprendere.

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Come diventare allenatore di calcio: il percorso di Sergio Pellegrino – parte 1

come diventare allenatore di calcio

Come diventare allenatore di calcio? Da dove si parte? Qual è il percorso più giusto? Queste e altre mille domande affollano la mente degli aspiranti allenatori e me le sono poste anche io, all’inizio del mio percorso. Per questo, pensando possa essere utile, ho deciso di condividere la mia esperienza personale qui sul blog. Partendo proprio dall’inizio e da come un workshop ha cambiato tutto.

All’inizio non sapevo di voler diventare allenatore di calcio

All’età di 20 anni non sapevo ancora cosa volevo fare nella vita, per cui non mi ero ancora posto il problema di come diventare allenatore di calcio.

In famiglia ho trovato la giusta ispirazione. Mio padre è un postino da più di 30 anni, mentre mia madre insegna alle scuole superiori. Se avessi voluto lavorare in Posta o fare l’insegnante non avrei avuto particolari problemi, si tratta di percorsi con step ben chiari e non troppo complessi, ma non era quello che mi immaginavo per il mio futuro.

Inoltre, non sono mai stato un grande studioso e ho sempre preferito la pratica alla teoria, quindi, non avevo messo in conto di dover fare l’Università.  È stata mia madre a convincermi.

All’inizio, con già una vaga idea di voler lavorare nel mondo dello sport, pensavo di iscrivermi a Scienze Motorie, un percorso molto comune per chi vuole diventare allenatore di calcio. Ma alla fine ho scelto Economia, perché pensavo mi desse maggiori possibilità e stabilità lavorativa.

Così, nel settembre 2011, ho cambiato città e mi sono iscritto alla facoltà di Economia e Marketing presso l’Università degli Studi di Parma.

Non amando particolarmente le lezioni teoriche, però, passavo spesso il tempo a fantasticare, a immaginare una carriera nel calcio, ma con gli occhi del tifoso, senza una reale base di conoscenze del settore e delle possibilità. In quegli anni, mi immaginavo manager del calcio, non allenatore. Ma a fare la differenza, ad un certo punto, è stato un workshop

Sergio Pellegrino: come diventare allenatore di calcio? Per me, un workshop è stato determinante

Mentre ancora studiavo all’università, infatti, mi sono iscritto a un Workshop da osservatore di squadre avversarie, organizzato dall’Avvocato Jean-Christophe Cataliotti.

Ricordo di aver preso un treno alle 8 per essere nell’aula di un Hotel di Reggio Emilia alle 9. Non avevo mai dimostrato tanta dedizione e senso del sacrificio fino a quel momento. Al contrario di quanto facevo a scuola, mi posizionai in prima fila. Ero davvero interessato a quel workshop. Fu un’emozione fortissima, stavo facendo qualcosa che mi piaceva veramente.

La giornata era suddivisa in due parti: nella prima parte l’avvocato spiegava tutto quello che bisognava sapere sul regolamento FIFA per il trasferimento dei giocatori, in particolare le regole sui minori, mentre nella seconda, parte Paolo Greatti ha approfondito le tecniche di osservazione delle squadre rivali.

Finito l’incontro, mi sono avvicinato a Greatti per porre una domanda: “Quali sono i principi collettivi di squadra del Vicenza”? (Era la squadra ci avevano dato da analizzare durante il workshop).

Abbiamo avuto 20 minuti per completare la parte pratica, con l’analisi della squadra. Nel frattempo, ho collezionato altre domande, per cui sono tornato Greatti: “In che modo possiamo effettuare un attacco per mettere in difficoltà i terzini?”

A quel punto, lui, guardandomi dritto negli occhi, con aria indagatrice mi fa: “Ma per caso vuoi sapere come diventare allenatore di calcio?”

Pensavo fosse una domanda ironica e, senza darci peso, mi sono diretto nella sala in cui si ritirava l’attestato di frequenza, firmato da Cataliotti. Ero l’ultimo della fila, ero rimasto solo nella stanza. A quel punto, Greatti, passando a salutare l’avvocato e vedendomi gli fa “Abbiamo un futuro tattico qui, forse dovremmo spiegargli come diventare allenatore di calcio”.

Nel viaggio di ritorno iniziai a pensarci davvero…potevo diventare allenatore di calcio?

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CONSIDERAZIONI

Il blog per allenatori di calcio SP – Sergio Pellegrino

ALLENATORI DI CALCIO

Come nasce l’idea di un blog per allenatori di calcio

Anni fa, quando ho iniziato il percorso per diventare allenatore di calcio, ero pieno di domande e curiosità, ma non sapevo a chi rivolgermi.

Dopo tante ricerche su internet, mi sono imbattuto in “Mister Ezio”. Si trattava di un piccolo blog amatoriale, dove un uomo molto gentile dava dei consigli sul settore calcistico, mettendosi a totale disposizione degli allenatori di calcio con dubbi o domande da risolvere.

Decisi di scrivergli una mail lunga e dettagliata e lui mi rispose, dandomi dei consigli molto utili. Ricordo che all’epoca ero alla mia prima esperienza da allenatore di calcio, allenavo i pulcini di una piccola società di Parma, l’Astra Calcio, che viveva in un contesto parrocchiale. Quei pulcini sono gli attuali 2008.

Prima esperienza da allenatore di calcio: dove sbagliavo e cosa ho imparato

Nell’allenare la squadra, collaboravo con il mio amico Antonino, anche lui appassionato come me. Ci mettevo tutto me stesso: applicazione, dedizione, serietà, impegno, idea di gioco e studio. Tuttavia, il sabato, la nostra piccola squadra sentiva la pressione della partita con la tipica paura dei bambini e il risultato era goal subiti, partite perse e tanto scoramento. Non capivo dove fosse il problema, ma soprattutto non sapevo con chi parlarne. Cercavo qualcuno più esperto di me. Ed è qui che “Mister Ezio” fu di grande aiuto.

Dopo aver capito il problema mi disse:

Se trasmetti troppa pressione è controproducente. Gli allenatori di calcio professionisti ne danno tanta a giocatori “Élite”, i quali loro stessi a volte incappano in prestazioni sottotono.  Se tu lo fai con una squadra di pulcini, loro saranno in grado di sostenere tale pressione?”

Avevo capito, il problema ero io. Da allenatore di calcio alla prima esperienza avevo rigettato tutto il peso su di loro. Comunicavo loro la voglia di vincere sopra alla formazione del ragazzo.

Grazie al consiglio di Mister Ezio, ho capito che stavo inconsciamente facendo dei danni ed intervenni in primis su me stesso.

A quel punto, le cose sono cambiate e da quell’esperienza ho avuto modo di imparare moltissimo. Un volta cambiato il mio atteggiamento, non abbiamo più pero una partita, fino ai playoff del campionato, ma, soprattutto, la squadra ha iniziato a crescere sia come gruppo che come insieme di singoli individui. Ed è questo il vero obiettivo di un allenatore di calcio che deve formare i ragazzini.

Purtroppo, le Società non sempre si concentrano su questo insegnamento quando formano nuovi allenatori.

Un blog per allenatori di calcio

Esattamente come tanti anni fa, mi imbatto tutt’ora in molti giovani allenatori di calcio che vogliono formarsi, aggiornarsi, cercano un confronto e non sanno dove andare o a chi rivolgersi. Per questo ho deciso di aprire questo blog, con l’obiettivo di raccogliere l’eredità di “mister Ezio” ormai in pensione, e portare avanti la sua idea in chiave moderna e aggiornata.

Il mio percorso da allenatore di calcio ha, poi, preso una piega inaspettata, specialmente se penso ai miei inizi, e continua tutt’ora con nuovi progetti, formazione continua e aggiornamento costante.

Ho studiato a Parma, dove mi sono laureato in Economia e Marketing e fatto le prime esperienze come allenatore, mi sono poi trasferito da Barcellona, dove ho seguito i corsi da allenatore di calcio ed ottenuto il patentino da allenatore UEFA. Oggi vivo tra Spagna e Italia, e posseggo una licenza UEFA A.

Spero che questo blog possa essere un punto di riferimento, che vi aiuti a capire come diventare allenatore di calcio, come superare eventuali difficoltà, chiarire dubbi e entrare a far parte di una community solida e affidabile.

SENZA ERRORI, NON PUOI CONOSCERE LA PERFEZIONE

“Marco Pierre White”